Hachiko: ma dove l’ho già visto?

Ho appena visto il trailer di questo film (Hachiko: A Dog’s Story):  la storia si svolge in Giappone e vede come protagonista un cane, appunto Hachikō, che viene trovato da un professore (interpretato da Hachiko[1]Richard Gere). “Ogni mattina, il professor Ueno si dirigeva alla stazione di Shibuya per andare a lavorare. Il suo fedele cane lo accompagnava sempre e ritornava alla stazione quando il suo padrone rientrava dalla giornata lavorativa.” (Wikipedia). Fino a quando Ueno, il profesore, non muore e il cane rimane ad aspettarlo vanamente. E così il giorno dopo, e quello dopo ancora. Per dieci lunghi anni tornò ogni giorno alla stazione per aspettare il padrone.

Ed ecco che viene girato un film su questa vicenda svoltasi negli anni ‘20 e ‘30 del secolo scorso; non è il primo riconoscimento che gli viene offerto: il Giappone si interessò tanto alla vicenda, che alla morte del cane venne dichiarato giorno di lutto.

Ma tornando al titolo: dov’è che l’avevo già visto? Ma sì! In Futurama, nell’episodio “Cuore di Cane” (4×07) (”Jurassic Bark”) .
E’ senza dubbio una delle migliori puntate di questa fantastica serie che, lo si può dire senza troppi rigiri, è davvero completa: non solo risate, ma anche argomenti più profondi che non ci aspetteremmo, episodi come “Miele amaro”, “Il quadrifoglio”, “Un parassita perduto” sono difficile da trovare altrove.

Vi consiglio di guardare l’episodio qui. La sequenza finale è unica, accompagnata da I will wait for you – Conie Francis.

Hacker 1 – Poste Italiane 0

http://www.sitaccio.com/attacco-hacker-al-sito-di-poste-italiane-www-poste-it/

La notizia è di venerdì sera: un paio di hacker si sono infiltrati nel sistema di sicurezza delle poste, l’hanno bypassato in qualche modo e hanno lasciato un simpatico messaggio:

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È la prima volta che vedo usare il termine hacker in maniera corretta, anche da parte di famose testate giornalistiche. Spesso e volentieri si pensa a malintenzionati, ma non  è così: quelli sono cracker. Ficcatevelo in testa.

Comunque fa proprio piacere sapere che un servizio diffuso, come quello delle Poste, sia stato messo ko. Ancora di più fa piacere sapere che i nostri dati non sono al sicuro come vogliono farci credere.

Il sito è tornato funzionale, ma nella homepage non c’è scritto niente a riguardo: troppo disonore ad ammettere un tale colpo, vero? Come se poi nessuno ne fosse venuto a conoscenza. In compenso, neanche a farlo apposta, c’è questa news:

Ginevra: Poste Italiane sigla una nuova partnership Internazionale per la Cyber security
Firmato dall’Ad Massimo Sarmi un accordo con IMPACT, l’organismo internazionale impegnato nello studio di soluzioni tecnologiche per la sicurezza  delle comunicazioni digitali. “Questo accordo – ha affermato Sarmi -  costituisce un ulteriore riconoscimento internazionale del lavoro svolto da Poste Italiane a garanzia della sicurezza di ogni tipo di comunicazione  a vantaggio di istituzioni, imprese e privati…”

Mmmh…

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NFL – Domenica di sorprese

09000d5d81328a4a_gallery_600Cavoli, non mi aspettavo di vedere New England uscire vincente dallo scontro con Baltimore, nonostante il fattore campo. Vedevo molto più avvantaggiati i Ravens. La partita si è conclusa con un 27-21. Stupisce anche Detroit che pur non centrando una vittoria ha dato filo da torcere a Chicago… almeno nei primi due quarti, poi gli orsi coincittadini del nuovo presidente americano hanno dilagato senza pietà, ritornando in touchdown il kickoff d’inizio del terzo quarto. Sul tabellone, alla fine dei 60′ regolamentari, c’era scritto: 48-24. Che legnata. Ma d’altra parte se il QB dei Lions continua a farsi fare sack a ruota e la linea d’attacco gli permette di subirli…

Grandi anche i miei Steelers, che, detto fra noi, non mi aspettavo una risposta così forte contro una squadra come San Diego, che si presentava in quel di Pittsburgh con un 2-1 all’attivo.  Tanto meno mi aspettave chiudessero con 10 pt di differenza, dimostrazione che lo scivolone con Cincinnati è stato un picoclo errore di percorso.

09000d5d81326b3f_gallery_600Infine Denver-dallas. Che dire? i Cowboys non sono stati in grado di domare i cavalli che vengono battuti 17-10; anche questa giunge inaspettata, almeno a mio parere: i Broncos stavano 3-0, ma dallas aveva dato una grande prova di forza una settimana prima, contro i Panthers… che forse dimostrano di non essere gli stessi dell’anno scorso.
Meno male che non ho giocato la schedina, altrimenti perdevo tutto per colpa di questa partita.

Adesso aspettiamo stanotte per una delle partite più attese: Green Bay @ Minnesota. Vedo la seconda favorita, non solo per una questione di campo, ma anche per il loro running back: Adrian Peterson, nonché il no.1 della NFL. Ah, poi ci sarebbe quel tizio… com’è che si chiama? Ah si, Brett Favre. A questo giro si ritrova contro i suoi Packers che per 16 stagioni lo hanno ospitato.09000d5d81324fa9_gallery_600
Sinceramente non ritengo Favre (si legge Farv!) una “traditore”, mica è detto che uno debba vivere e morire in un’unica squadra. Giusto Del Piero o Totti possono, ma, per dire, campioni come Jerry Rice o Joe Montana non sono rimasti per sempre, rispettivamente, ad Oakland e San Francisco. Bisogna saper cambiare.

Per concludere una nota importante: se qualcuno c’ha fatto caso molti giocatori, allenatori e arbitri indossavano accessori rosa-fuxia, come scarpe, guanti, cappellini, fascette e via dicendo, questo per l’iniziativa raccolta fondi per il cancro al seno.

Fogli dei mastri

Stavo cercando qualche foglio di mastri, ma non ho rimediato niente dal caro Google. Alché mi sono messo giù e ne ho fatti per conto mio.

Li potete trvare QUI come PDF.

Parliamo delle features di ogni tipo di mastro:

-Mastri IV – sono quelli di qualità più bassa, nessun’altra features. Buoni solo per gli esercizi per casa:

- 32 mastri per pagina;

-Mastri III – qui già siamo un passo avanti:

- 21 mastri per pagina;
- colorati in grigio le colonne dei decimali, delle centinaia, centinaia di migliaia e di milioni;
- 7 registrazioni;
- spazio per il calcolo finale;
- presenti linee corrispondenti a righe e colonne.

- Mastri II – ci avviciniamo al top:

- 12 mastri per pagina;
- colorati in grigio le colonne dei decimali, delle centinaia, centinaia di migliaia e di milioni;
– 10 registrazioni;
- spazio per il calcolo finale;
- presenti linee corrispondenti a righe e colonne;
- aggiunti separatori ogni 3 cifre;
-aggiunta la virgola prima dei decimali;
-allargata linea dove scrivere il nome del mastro al conto corrispondente;

- Mastri I: il TOP, solo per gli Esami di Stato. Il figurone è assicurato:

- 4 mastri per pagina;
- colorati in grigio le colonne dei decimali, delle centinaia, centinaia di migliaia, di milioni e di MILIARDI, sì, arriva fino a 999′999′999,99 (sifdo qualcuno a trovarmi un’azienda che ne abbia bisogno, d’ha!);
– 11 registrazioni;
- spazio per il calcolo finale;
- presenti linee corrispondenti a righe e colonne;
- separatori ogni 3 cifre;
- virgola prima dei decimali;
- allargata linea dove scrivere il nome del mastro al conto corrispondente;
- allargate tutte le colonne delle cifre;
- aggiunto possibilità di inserire la  data per ogni movimento, sia dare che avere, ovviamente.

Tutta questa roba è di mia produzione e pertanto di libero smanettamento: fateci che vi pare anche senza citare niente e nessuno, ma almeno abbiate il buon senso di non dire che l’avete fatta voi…

L’ultimo teorema di Fermat

Quanti di noi si sono chiesti del perché studiare la matematica?

Non sono minimamente portato per questa materia, ma devo dire che adesso, dopo aver letto questo libro, la trovo più interessante! (o perlomeno alcuni aspetti)

Tendiamo ad apprezzare o comunque a seguire in maniera più attenta, tutte quelle cose di cui conosciamo il fine; purtroppo la matematica non ne ha uno.
Ci chiediamo sempre quale sia l’utilità pratica di risolvere un’equazione, un’integrale o la rappresentazione di una curva ellittica; eppure tutte queste cose siamo certi al 100% che nella vita reale non troveranno mai applicazione, scende a 99% la probabilità se farete qualche materia ingegneristica o comunque roba non d’interesse per tutti.
Quindi PERCHE’ scervellarmi così tanto? Darmi tante pene per una manciata di numeri, simboli e variabili?

<<Dirò soltanto che se un problema di scacchi è “inutile”, nel senso letterale del termine, allora lo è anche la maggior parte della migliore matematica… Io non ho mai fatto niente di “utile”. Nessuna mia scoperta matematica ha aggiunto qualcosa, né verosimilmente aggiungerà qualcosa, direttamente o indirettamente, nel bene e nel male, alle attrattive del mondo. Giudicato secondo tutti i parametri pratici, il valore della mia vita matematica è nullo; e al di fuori della matematica assolutamente insignificante. Ho un’unica possibilità di sfuggire al verdetto di irrilevanza totale, se si giudica che ho creato qualcosa che valeva la pena creare. Che ho creato qualcosa è innegabile: la questione riguarda il suo valore>> [G.H. Hardy] (continua, poi, Simon Singh lo scrittore del libro) Il desiderio di una soluzione a qualunque problema è alimentato in gran parte dalla curiosità e il premio è la semplice ma enorme soddisfazione derivata dalla soluzione di ogni enigma. Il matematico E.C. Titchmarsh una volta disse: <<Non può avere alcuna utilità pratica sapere che π (Pi greco) è irrazionale, ma se possiamo saperlo, allora è certamente inammissibile ignorarlo>>.

Quindi mettetevi l’anima in pace: la matematica va capita; perché se vi limitate a imparare i passaggi a memoria, allora sì che le togliete anche quel briciolo di utilità.

Dopo questa “breve” introduzione volevo parlare del libro in se.
Nel lontano 1601 nacque Pierre de Fermat, un matematico di chiare origini francesi che grazie ai suoi studi, condotti anche insieme Blaise Pascal, ha ampliato gli orizzonti della geometria analitica, della probabilità e della teoria dei numeri.
Ed è proprio di quest’ultima branca cui appartiene il suo omonimo teorema.

Per spiegarlo il libro non mostra neanche un calcolo che sia stato usato per risolverlo. Neanche un accenno. In effetti il numero dei calcoli finali è risultato pari a 130 pagine… il libro ne è composto da 355…
Piuttosto Simon Singh (grazie alla mia dislessia l’ho letto per 3 giorni Sigh) prende il racconto molto alla larga, partendo dalla nebbiosa figura che fu Pitagora. Nebbia o meno, è risaputa la sua bravura in matematica (o che perlomeno  gli appioppiamo). Prendendo per buona la sua esistenza, anch’egli lavorò molto sulla teoria dei numeri.

E’ il caso di spendere un’altra citazione in favore di questa teoria, per spiegare di cosa tratti:

<<Tradizionalmente, la teoria dei numeri è quel ramo della matematica pura che si occupa delle proprietà dei numeri interi e contiene molti problemi aperti che possono essere facilmente compresi anche da chi non è un matematico.>> -Wikipedia “Teoria dei numeri”

Già… forse è ora chiaro il perché mi sia piaciuto il libro…

Vabè, stavo dicendo della teoria dei numeri. Pitagora formulò il celeberrimo teorema:

y^2+x^2=z^2

Che può essere risolvibile con la terna pitagorica 3-4-5 e tante, infinite, altre combinazioni.
Fermat lesse questo teorema e, tanto per rendersi la vita difficile, scrisse:

<<Non esistono soluzioni intere positive all’equazione: y^n+x^n=z^n dove n > 2.>>

Se vi mettete un attimo a provare qualche numero vedrete che non troverete nessuna combinazione vincente… sarebbe infatti più probabile vincere al Superenalotto.
Al ché Fermat scrisse:

“Dispongo di una meravigliosa dimostrazione di questo teorema, che non può essere contenuta nel margine troppo stretto della pagina”

Fantastico!

Quale migliore risposta?

La dimostrazione arrivò solo 350 ANNI dopo, nel 1993 da parte di Andrew Wiles, dopo che egli ci si dedicò ben 7 lunghi anni.
Per tutto questo tempo i matematici di tutto il mondo si interessarono con più o meno interesse, ma nessuno trovò mai la spiegazione del perché non ci fosse soluzione… o un’eventuale soluzione che potesse smentire Fermat!
E questo libro parla proprio della strada che questo Teorema ha dovuto percorrere per poter essere risolto.

Devo dire che il libro parte molto bene, ti prende perché inizia parlando dei numeri in maniera molto interessante, mai pesante. I ragionamenti si seguono molto facilmente, alternati a cenni storici (ho scoperto che la biblioteca di Alessandria è stata bruciata due volte e al suo “apice” aveva 600′000 libri!!!).
Purtroppo, fatto il giro di boa intorno alle 150 pagine, il libro comincia a puntare solo sulla storia e pochi altri numeri vengono mostrati. Il che mi ha “spento” un pochino, ma non si è rivelata di certo più faticosa la corsa verso il finale… che poi non è che ci sia una vera e propria rivelazione, d’altra parte lo sappiamo fin dalla prima pagine come finirà, però c’è una sconcertante congettura che ha portato i matematici a dividersi in due correnti di pensiero.

A voi l’onore di scoprirla.

PS:
Per chi sta a Grosseto potete trovare il libro alla biblioteca Chelliana. Cercatelo qui.